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Vinitaly, i numeri e le attese dell’edizione 2025

31 Marzo 2025 Elena Erlicher Veneto
Vinitaly, i numeri e le attese dell’edizione 2025

Quattromila espositori e operatori in arrivo da 140 Paesi, con 1.200 top buyer stranieri già confermati. Promozione e internazionalizzazione: gli obiettivi della 57a edizione della fiera veronese prossima al via, dal 6 al 9 aprile. Il monitor sui trend dei NoLo alcol e dell’enoturismo. I risultati di uno studio sui giovani consumatori.

La 57a edizione di Vinitaly, in programma a Verona dal 6 al 9 aprile, si presenta ai banchi di partenza con circa 4.000 espositori e 18 padiglioni della fiera pronti ad accogliere operatori del settore provenienti da 140 Paesi del mondo. In un programma che cresce in contenuti e numero di iniziative di anno in anno, l’ago della bussola di Veronafiere punta a incrementare gli obiettivi di promozione e internazionalizzazione, oltre che rappresentare un monitor di tendenze. Ne sono un esempio i format dedicati ai prodotti NoLo alcol, raw wine (che riunisce il mondo dei bio e naturali) e vini in anfora. Senza dimenticare il nuovo spazio Vinitaly Tourism, dedicato al dialogo tra vino e turismo.

Confermati 1.200 top buyer da 71 Paesi

«Vinitaly rappresenta l’aggregatore naturale del vino italiano sui principali mercati target», ha dichiarato il presidente di Veronafiere Federico Bricolo, alla conferenza stampa romana di presentazione della manifestazione, il 27 marzo. «Un posizionamento che intendiamo rafforzare mettendo a disposizione della politica e delle imprese tutto il nostro know how, per sostenerle nelle sfide derivanti dal complesso scenario attuale, tracciando anche nuove rotte di destinazione». Confermata la partecipazione di 1.200 top buyer da 71 nazioni, frutto del piano di incoming realizzato in collaborazione con Agenzia Ice. «Un risultato non scontato visto il perdurare delle tensioni geopolitiche», aggiunge il direttore generale Adolfo Rebughini. Le delegazioni più numerose arriveranno da Usa e Canada, Cina, Uk e Brasile. Anche Maurizio Danese, AD di Veronafiere, ribadisce il focus internazionalizzazione: «Il potenziamento del calendario estero sulle principali aree della domanda e l’ottimizzazione degli investimenti per amplificare l’ecosistema del brand fieristico del vino italiano sono le direttrici che consentiranno a Vinitaly di essere sempre più internazionale e orientato alle esigenze delle aziende».

I focus sui NoLo

Quest’anno le bevande NoLo entrano per la prima volta nel programma della fiera con un progetto articolato: saranno presenti sia in degustazione nell’area Mixology sia con due focus: uno dal titolo “NoLo: opportunità o illusione?”, condotto dal prof. Attilio Scienza, lunedì 7 aprile ore 10 (Sala Orchidea – Palaexpo); l’altro “Zero alcol e attese del mercato” di Unione italiana vini, martedì 8 ore 10.30 (Sala Puccini – Centro Congressi Arena). Spazio anche ai raw wine (bio e naturali) e a quelli vinificati in anfora (con Amphora Revolution). Al debutto, inoltre, Vinitaly Tourism, un’intera giornata (quella di mercoledì 9 aprile) dedicata all’enoturismo, con convegni, incontri e momenti di networking, che metteranno in contatto diretto il mondo del vino con gli operatori turistici specializzati nazionali ed esteri, da Stati Uniti, Spagna e Germania.

Ci salveranno i giovani

Alla conferenza stampa è stata presentata anche l’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly sui “giovani” consumatori under 44 americani e italiani. Sarebbero loro, e non gli over 44, ad arginare oggi il calo di consumi enologici generalizzato, ribaltando un immaginario comune che vede le nuove generazioni molto lontane dal vino, disinteressate e immuni alla sua forza evocativa. Niente di tutto ciò. Secondo lo studio, sia i Millennials (28-44 anni) sia la GenZ (dalla legal drinking age ai 27) considerano invece il vino uno status simbol, sono disposti a spendere per etichette Super Premium, ma senza affezionarsi ai brand, preferiscono stappare in compagnia e non vogliono rinunciare ai cocktail. In particolare circa il 31% del valore complessivo degli acquisti di vino in America è attribuibile a prodotti in fascia Ultra Premium, e sarebbero effettuati in 6 casi su 10 da consumatori under 44. A minacciare il mercato sarebbero piuttosto Boomer (61-79 anni) e GenX (45-60). Sempre in America – rileva l’Osservatorio – sono i consumatori maturi a tirare il freno a mano. Mentre tra i giovani under 44 sono più quelli che hanno aumentato i consumi (31%) di quelli che li hanno diminuiti (26%), nelle fasce di età più avanzate rappresentano solo il 9% quelli che hanno aumentato il consumo di vino, e salgono al 29% quelli che ne hanno diminuito le dosi.

Foto di apertura: alla conferenza stampa di presentazione di Vinitaly a Roma del 27 marzo sono intervenuti il ministro delle Politiche agricole Francesco Lollobrigida, Adolfo Rebughini, Federico Bricolo e Maurizio Danese di Veronafiere e Marzia Varvaglione, neo presidente di Ceev (Comité européen des entreprises vins), che rappresenta le aziende vinicole nell’Ue

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