La cooperativa, che oggi riunisce quasi 200 soci e 500 ettari vitati, è impegnata in un attento lavoro di selezione e valorizzazione di questa varietà così versatile ed emblematica del territorio. Il progetto Vigne Vecchie è dedicato agli appezzamenti più datati, che oggi arrivano fino a 80-100 anni di età.
Una Cantina per due comuni. Vinchio Vaglio è una realtà cooperativa del Monferrato Astigiano, situata a cavallo tra il paese di Vinchio e quello di Vaglio Serra. Il quartier generale sorge proprio al confine tra le due località: una scelta simbolica, ma anche strategica, fatta ormai 66 anni fa, quando 19 viticoltori locali decisero di unire le loro forze fondando una cantina sociale per affrontare meglio le sfide del mercato. Oggi i soci sono poco meno di 200 (193 per la precisione), proprietari e conferitori di circa 500 ettari di vigna, il 70% a Barbera.
Uniti nel nome della cooperazione
«Lo statuto della nostra cooperativa prevede che il presidente e il vicepresidente siano uno di Vinchio e uno di Vaglio Serra», precisa il direttore Marco Giordano. «È la testimonianza di un’antica rivalità tra i due comuni, superata negli anni proprio grazie alla cooperativa, ma anche di un dichiarato intento di rappresentare a pieno il territorio. Oggi la contrapposizione tra le due cariche elettive si è trasformata in un saldo rapporto di collaborazione tra il presidente Lorenzo Giordano di Vinchio e il vicepresidente Cristiano Fornaro di Vaglio Serra, forse anche grazie alla lunga esperienza amministrativa in qualità di sindaci delle rispettive comunità».
La Barbera al centro dell’evoluzione aziendale
Fin dagli anni sessanta, Vinchio Vaglio decise di puntare su una produzione di qualità e ben presto la Barbera della zona venne soprannominata “rubino di Vinchio”. Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, l’ha definita “la madre di tutte le Barbere”: in passato molte Cantine piemontesi erano solite rivolgersi proprio a Vinchio Vaglio per l’acquisto delle uve e del vino sfuso, che fino agli anni Duemila ha rappresentato il core business aziendale. A partire dal nuovo millennio, e in particolare con l’avvio della presidenza di Lorenzo Giordano nel 2001, la cooperativa ha iniziato a dotarsi di una struttura vendita e marketing adeguata per aumentare l’imbottigliamento e la commercializzazione a marchio proprio. Numeri aggiornati alla mano, nel 2024 Vinchio Vaglio ha venduto 830 mila bottiglie e 730 mila bag in box da 3 e 10 litri destinati soprattutto all’estero, Nord Europa in primis.
Una viticoltura di collina che richiede impegno
I paesaggi di Langhe-Roero e Monferrato sono stati il primo Patrimonio vinicolo riconosciuto dall’Unesco. La bellezza bucolica delle colline astigiane dove sorgono i vigneti di Vinchio Vaglio è attestata anche dalla Riserva Naturale della Val Sarmassa, istituita nel 1993: 200 ettari protetti tra i 150 e i 270 metri di altezza nei comuni di Vichio, Vaglio Serra e Incisa Scapaccino. Qui (come in tutto l’Astigiano) la Barbera è il vitigno per eccellenza e occupa le zone collinari più vocate e meglio esposte. I terreni sono magri, i pendii scoscesi e gli appezzamenti a strapiombo trovano spazio ai margini dei boschi, in alternanza ai noccioleti. «C’è un antico detto piemontese che recita: s’ot dròca el bertin, ot toca curije drera fin ant la val, se ti scivola il berretto devi inseguirlo fino a valle», sintetizza il presidente Lorenzo Giordano.
Il progetto per tutelare le vigne vecchie
«In molti vigneti non è possibile utilizzare mezzi meccanici e le operazioni vengono svolte a mano. Questo aumenta le ore di lavoro e i relativi costi, a fronte di una produzione piuttosto contenuta, anche perché in tanti casi la data d’impianto è molto antica. La cooperativa ha preso in carico un patrimonio di vecchie vigne, che oggi arrivano fino a 80-100 anni di età, con un sesto d’impianto molto fitto e giaciture ripidissime».
È nato così il progetto Vigne Vecchie di Vinchio Vaglio, avviato nel 1985 grazie all’intuizione dello storico enologo consulente Giuliano Noè, uno dei padri nobili della Barbera. «Dopo alcuni studi e analisi vennero individuati i migliori vigneti dei soci superiori ai 50 anni iniziando a produrre una Barbera d’Asti Superiore che sin da allora si è chiamata Vigne Vecchie», prosegue il direttore Marco Giordano.
The Old Wine Conference e il Censimento delle Vecchie Vigne
«Ovviamente all’inizio non è stato facile perché le regole imposte ai conferitori furono da subito ferree. Però il successo è arrivato presto e nel 2009, in occasione del 50° dalla fondazione, abbiamo deciso di lanciare un secondo vino, il Vigne Vecchie 50, che proviene dagli stessi 5-6 vigneti del Vigne Vecchie, ma affina in acciaio e non in legno».
Siamo nel 2025 e gli appezzamenti in questione hanno ormai più di 80 anni. «Con il passare del tempo, il lavoro richiede sempre più precisione e cura, a fronte di una resa per ettaro più ridotta e di un’espressione qualitativa fuori dal comune. Per rendere il progetto sostenibile, ai soci garantiamo ogni anno una remunerazione il più alta possibile».
Oggi la sensibilità verso gli impianti che superano i 30-40 anni d’età è decisamente maggiore rispetto a un tempo e sono nate diverse iniziative a sostegno dei cosiddetti “patriarchi della vite”. Il progetto Vigne Vecchie di Vinchio Vaglio ha aderito al circuito dell’annuale The Old Wine Conference ed è iscritto al Censimento delle Vecchie Vigne italiane curato dalla nostra testata Civiltà del bere.
L’estrema versatilità di quest’uva identitaria
Una degustazione in compagnia del giovane enologo Matteo Laiolo (coadiuvato in cantina dal consulente Giuseppe Rattazzo, che nel 2018 ha ricevuto il testimone da Giuliano Noè), ci ha permesso ci comprendere il sapiente lavoro di ricerca e selezione che Vinchio Vaglio svolge da diversi decenni intorno alla Barbera. La missione è tradurre in bottiglia le mille sfumature espressive di questa cultivar dalla maturazione medio-tardiva, che negli ultimi anni sta lottando soprattutto con la flavescenza dorata. «La Barbera è un’uva molto versatile che dà origine a vini freschi, fruttati, talvolta anche lievemente frizzanti e di pronta beva, ma anche a prodotti più strutturati e austeri, in cui la caratteristica connotazione acida si attenuta grazie a un attento affinamento in legno», sottolinea Laiolo, classe 1995 e alla sua settima vendemmia a Vinchio Vaglio.
Il tasting: Barbera a confronto
Sorì dei Mori, Barbera d’Asti Docg 2023
Un’etichetta che coniuga immediatezza e legame con il territorio. Macerazione di 6 giorni con rimontaggi regolari. Malolattica in vasche di acciaio e riposo in vasche di cemento per almeno 6 mesi. Naso floreale di peonia, violetta, frutta rossa fresca, poi accenni balsamici e liquirizia. In bocca l’acidità vibrante appaga il sorso, impreziosita da una piacevole nota ammandorlata finale.
I tre Vescovi, Barbera d’Asti Superiore Docg 2022
Da oltre 30 anni la bandiera aziendale, il cui nome richiama la località dove si incontrano i confini delle diocesi di Asti, Aqui Terme e Alessandria. Affinamento in botti di rovere francese da 75 hl e in barrique, dove il vino riposa per 12 mesi. Poi sosta di un mese in acciaio prima del passaggio in bottiglia per almeno 6 mesi. Nel calice crescono la complessità e la ricchezza olfattiva (chiodi di garofano, pepe, accenni boisé, eucalipto). In bocca c’è concentrazione, con una progressività fruttata e una sapidità sempre in primo piano. Tannino vivo ma levigato.
Vigne Vecchie 50, Barbera d’Asti Docg 2022
L’obiettivo, con il lancio nel 2009, era quello di produrre una versione fresca e allegra del Vigne Vecchie per celebrare il mezzo secolo aziendale. Si utilizzano le stesse uve, ma la lavorazione in cantina non prevede passaggi in legno, così da esaltare la qualità dell’uva e la sua nota fruttata di mora, amarena e ciliegia matura. È una Barbera “come una volta”, fresca nel timbro e salda nella struttura. Precisione ed equilibrio.
Laudana, Nizza Docg 2021
Bricco Laudana è un crinale collinare orientato a sud situato tra Vinchio e Mombercelli. L’età media delle vigne si aggira intorno ai 50 anni. 9 giorni di macerazione, malolattica in acciaio inox e affinamento di 1 anno in barrique perlopiù nuove a cui segue 1 mese in vasche di cemento e 6 mesi in bottiglia. Bouquet ricercato con richiami orientaleggianti, la bocca è profonda, sontuosa, con una trama tannica vellutata.
Vigne Vecchie, Barbera d’Asti Superiore Docg 2020
L’affinamento di circa 14 mesi avviene per il 70% in barrique e per il 30% in tonneau da 500 ettolitri, il 40% fa legno nuovo. Questa vendemmia, imbottigliata nel 2020, ha già due anni abbondanti di bottiglia sulle spalle. Profilo olfattivo intrigante che spazia dalla frutta sciroppata alla viola, su uno sfondo di vaniglia, speziatura dolce e nocciole tostate. Una Barbera distintiva, dal sorso appagante che bilancia sapidità e dolcezza, complessità e finezza.
Sei Vigne Insynthesis, Nizza Riserva Docg 2019
Il progetto, partito nel 2001 e presentato nel 2004, riunisce la produzione di sei appezzamenti particolarmente vocati e meglio esposti di diversa composizione (terre sabbiose, rosse e astiane) con almeno 60 anni d’età su cui viene praticato un diradamento del 50%. Macerazione di 10 giorni, malolattica in vasche di acciaio, affinamento di 20 mesi in barrique, poi cemento e bottiglia. Una Barbera solenne, dal bouquet elegante e speziato, con rimandi di genziana, tartufo, boisé, cioccolato. In bocca l’acidità mantiene il sorso agile, mentre la levigatezza del tannino ingentilisce il finale.