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Tappo di sughero senza difetti? Esiste (ed è eco-friendly)

8 Maggio 2017 Alessandro Torcoli
Un tappo naturale esente da rischi? Si può fare. O almeno Diam ci sta provando. Infatti, non c’è nulla di più frustrante di un grande vino, o semplicemente di un vino buono, guastato dall’odioso “sentore di tappo”. Il problema è sempre più sentito, poiché le querce non stanno al passo con la crescita della produzione vinicola (più o meno 18 miliardi di bottiglie all’anno) e troppo spesso la materia prima (il sughero) non è all’altezza delle attese, oppure è eccessivamente cara. I tappi migliori toccano quotazioni di 2 euro al pezzo, per cui solo i vini più pregiati e costosi possono permetterseli, sempre che il produttore sia disposto a investire così tanto sulla chiusura della sua bottiglia.

Gli italiani amano il sughero

Il TCA (2,4,6-tricloroanisolo) è una brutta bestia, una molecola che l’olfatto umano coglie facilmente e riconosce come sentore di muffa. Anche quando i valori sono molto bassi, e non se ne riconosce chiaramente il tipico descrittore di “vecchia cantina”, il vino può risultare alterato, contaminato e non espressivo della sua origine e delle uve. Con un danno forse persino peggiore (perché subdolo) per il produttore: il cliente non lo apprezza e lo associa a un’esperienza negativa. Di contro, i consumatori adorano il tappo tradizionale, di sughero, specialmente in Italia e in Europa. Per questo, almeno in casa nostra, la gara sembra giocarsi tutta sul piano della simulazione, cioè dei tappi ripuliti dai rischi del cork taint, ossia privi di contaminazioni, ma con le sembianze di un tappo di sughero.    

Anche il tappo a vite non è esente da rischi

Non è dappertutto così, come mostrano le statistiche: nel mondo gli appassionati apprezzano anche la capsula a vite (screw cap), che sta guadagnando terreno, anzi è stata la migliore performer, secondo fonti Oiv (Organisation internationale de la vigne et du vin), passata in dieci anni dal 5% dei vini fermi nel 2006 al 26% del 2016. Questa chiusura, ideale specialmente per i bianchi fermi, d’altronde non è esente da rischi, per esempio di eccessiva riduzione del vino, rappresentata da note solfuree o di cavolo cotto. E agli italiani non piace molto, poiché la associano a prodotti di bassa qualità promossi nei supermercati. Il sughero in questo decennio è sceso, secondo le stesse fonti Oiv, dal 78 al 61% e i tappi sintetici dal 17 al 13%.

Il calo del sughero "tradizionale"

Per quanto concerne il sughero, in dieci anni la produzione è calata da 14 a 11 miliardi di pezzi, ma analizzando il dettaglio si nota che il tipo tradizionale è sceso dal 43 al 41%, gli “agglomerati o tecnici o intasati” dal 46 a 26%, mentre i micro agglomerati sono cresciuti dal 7 al 23% del mercato e in particolare i tappi Diam dal 4 al 10% (con risultati particolarmente brillanti del tappo a fungo Mytik per frizzanti e spumanti).

Un tappo di sughero senza difetti: Origine by Diam

L’azienda, situata nei Pirenei Orientali, con roccaforte italiana a Calamandrana in Piemonte, ha basato il proprio successo sul procedimento Diamant, che separa ed elimina dal sughero le temute molecole di TCA e altre contaminazioni. Ora fa un passo avanti e presenta una nuova soluzione, che a prezzi contenuti (rispetto al monoblocco di sughero) coniuga la naturalità alla garanzia di ottime performance. L’innovazione, per questa azienda che ogni anno investe 2 milioni di euro nella ricerca, ora non può più prescindere dalla sostenibilità ambientale. Il nuovo tappo di sughero, chiamato Origine by Diam è l’evoluzione “della specie”.  
Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 02/2017. Per continuare a leggere acquista il numero nel nostro store (anche in edizione digitale) o scrivi a store@civiltadelbere.com. Buona lettura!

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