Riceviamo in redazione e pubblichiamo un testo di Ezio Rivella sul nostro direttore Pino Khail.
"Pino Khail era un professionista del mondo della comunicazione e della pubblicità delle bevande alcoliche.
Triestino trasferito a Milano, seppe coalizzare attorno alla sua Rivista Civiltà del bere i principali produttori vinicoli, le cosiddette ‘Grandi Marche’. In pochi anni, Civiltà del bere è divenuto il catalogo della evoluzione e dei successi delle più importanti famiglie del mondo vitivinicolo.
Ma Pino Khail merita un posto in primo piano tra gli apostoli del vino italiano nel mondo: egli ha contribuito in maniera determinante al posizionamento dei nostri vini negli Usa e negli altri principali mercati. Negli anni Settanta, il nostro settore vinicolo riscontra ancora profondamente della propria estrazione agricola e della improvvisazione che caratterizza ogni fase di transizione. Pino Khail ha saputo catalizzare attorno a sé e a Civiltà del bere lo spirito di rinnovamento dell’epoca, organizzando le prime iniziative promozionali collettive negli Usa prima e sugli altri mercati poi. Nessuno, prima di lui, era riuscito a mettere su un aereo 40-50 tra i più importanti produttori italiani, molti dei quali si guardavano in cagnesco e neppure si salutavano, per farli diventare un gruppo di amici tesi a uno scopo comune: l’affermazione del vino italiano nel mondo. Ha stabilito il principio che la promozione si deve fare insieme!
Eravamo sulla fine degli anni Settanta (1977-78) e tutti guardavano al travolgente successo dei Lambruschi frizzanti sul mercato Usa: la competenza di P.K. ci ha portato a presentare e promuovere su quel mercato i nostri vini di maggiore lignaggio, senza però sminuire, come invece facevano alcuni incompetenti, il valore dei Lambruschi, come strumento di penetrazione. Ci fu, all’epoca, una fattiva collaborazione da parte dell’Ice, e particolarmente del suo funzionario a New York Lucio Caputo. Professionale organizzatore, rigido e inflessibile, P.K. costringeva i pur qualificati titolati a provare, davanti a tutti, e a ripetere i discorsi ufficiali, cronometrando i tempi; prodigo di consigli e di suggerimenti, con l’intento che la manifestazione sortisse in uno splendido successo.
Dopo i primi eccellenti risultati, abbiamo imparato tutti a riporre grande fiducia nel nostro “asburgico” condottiero, e poiché eravamo sempre, più o meno, le stesse persone, si è cominciato a parlare di “ Circo Khail”, che si spostava qua e là nel mondo, condotto dal suo “Grande Domatore” come affettuosamente abbiamo preso a chiamarlo!
Dopo New York, S. Francisco, Los Angeles, Montreal, Toronto, Vancouver, ci sono stati i mercati asiatici (Hong Kong, Tokyo, Osaka, Bangkok) e le principali città d’Europa. Per tutti gli anni ’80, prima e dopo il metanolo, l’iniziativa di P.K. si è mantenuta ovunque ci fosse una potenzialità di mercato per il nostro vino. E l’attività è proseguita anche dopo, negli anni di grande affermazione delle nostre marche. E poi ci sono state le manifestazioni durante le Fiere, Vino Vip Cortina: ogni evento curato da Khail è stato partecipato e seguito, poiché la sua ormai indiscussa professionalità è stata sempre garanzia di successo; la sua organizzazione maniacale ha sempre portato al risultato.
Non vorrei altresì trascurare i suoi meriti come giornalista e come direttore di Civiltà del bere, rivista che ha veramente rappresentato un’epoca, con la collaborazione di importanti giornalisti (Vincenzo Buonassisi, Alfredo Ferruzza, ecc.). I suoi predicozzi, sempre centratissimi, sui problemi del momento, erano un punto fermo.
Persona leale e corretta, poneva i trasporti emotivi sempre nell’ambito di una professionalità e di una chiarezza esemplare. Caro Pino, noi che ti abbiamo stimato e seguito (ed amato) serberemo di te un grande ricordo. Le vigne del cielo saranno in festa per il tuo arrivo, e ti riserveranno certamente l’accoglienza che ti sei meritato con la tua vita di lavoro e di impegno speso in questo settore. Il tuo contributo all’affermazione e alla valorizzazione del vino italiano nel mondo è stato fondamentale e merita attestazione imperitura.
Le leggi della vita sono inesorabili, ed è giunto purtroppo il momento di dirti addio, unendoci al cordoglio dei tuoi familiari. Ti valga la riconoscenza di ognuno, per il tuo lavoro, che non è trascorso invano!"