Classe 1991, Giulia Negri produce diverse espressioni di Barolo nella sua tenuta di Serradenari, il bricco più alto della più blasonata Denominazione delle Langhe. Ecco la sua storia.
La chiacchierata con Giulia Negri comincia nel segno della genealogia. I nomi illustri di famiglia, in effetti, non mancano. Dall’avo tipografo Giovanni Battista Bodoni, inventore del celebre carattere per la stampa; al trisnonno Guglielmo Diatto, fondatore di un’azienda specializzata prima nella produzione di veicoli ferrotranviari e successivamente di auto sportive e di lusso. Fino ad arrivare a suo padre Giovanni Negri, giornalista e scrittore, già segretario del partito radicale e parlamentare italiano ed europeo. Insomma, quel che si dice una famiglia importante, e forse anche un po’ ingombrante, che non ha però impedito a Giulia di trovare la sua strada e percorrerla a passo deciso. Oggi la sua azienda Giulia Negri – Serradenari è considerata una delle più promettenti del panorama langarolo.
Dalla Bocconi alle Langhe
«Sono nata a Palermo ma ho vissuto fino ai 17 anni a Roma; poi mi sono trasferita a Milano per frequentare la Bocconi dove ho conseguito la laurea e un master in management aziendale e innovation tecnology», sintetizza la giovane produttrice, classe 1991. Il richiamo delle origini ben presto ha avuto la meglio sulle scelte universitarie: «La mia famiglia produce vino nelle Langhe da 150 anni e dopo un’esperienza lavorativa legata ai miei studi, ho deciso di tornare alla vigna storica di Serradenari, “la montagna del Barolo”».
La collina più alta del Barolo
Il bricco di Serradenari viene soprannominato così perché è il più alto di tutta l’area del Barolo Docg; figura tra le Menzioni geografiche aggiuntive del comune di La Morra.
«La storia narra che intorno alla metà del Quattrocento, l’arrivo della peste nera spinse i contadini di Barolo e di La Morra a scappare proprio sulla collina più alta con i loro pochi soldi. Da qui l’espressione sara d’ne e il nome della località Serradenari». La proprietà aziendale si estende per circa 14 ettari; un corpo unico di cui 6,5 ettari a vigneto e il resto a bosco. «Si va dai 536 metri della vigna del Marassio fino ai 450 metri di Pian delle Mole, dove è stata ritrovata l’antica Mola – macina del grano in dialetto locale – che avrebbe dato il nome alla località di La Morra».
150 anni di storia familiare
La tenuta, con la cascina al centro, è stata acquistata dal trisnonno di Giulia Negri alla fine dell’Ottocento.
«Tra le figure da ricordare c’è anche quella della mia bisnonna, che si interessò in prima persona della gestione agricola e in particolare vinicola del podere. Amica carissima di Renato Ratti e Paolo Cordero, fu tra i fondatori della prima festa del Barolo». All’opposto, il nonno di Giulia decise di eliminare buona parte dei vigneti per concentrarsi sul tartufo, piantando un bosco per la ricerca del pregiato tubero. «Quando nel 2001 nonno Franco venne a mancare, mio padre decise di ripiantare le barbatelle di vite. L’obiettivo iniziale era quello di rivendere i terreni, ma poi fu chiaro che staccarsi da Serradenari era impossibile». Così la produzione vinicola viene rimessa in moto e viene avviato un nuovo progetto imprenditoriale, Serradenari. La gestione enologica al wine maker Roberto Cipresso, che resta consulente fino al 2007.
La chiamavano Barolo girl
Passano gli anni, Giulia cresce e prende familiarità l’enologia fino a decidere di farla diventare la sua professione. Nel 2013 si trasferisce a tempo pieno nelle Langhe e nel 2014, dopo due anni di “praticantato”, le viene ufficialmente affidata la responsabilità agricola e produttiva della Cantina, che nel 2017 cambia ragione sociale in Giulia Negri – Serradenari.
«Non posso fare a meno di ricordare il soprannome che mi diedero in quegli anni e che mi porto ancora dietro in un certo senso: Barolo girl». Il perché è facile intuirlo: «Ero molto giovane, ribelle e soprattutto volevo fare il vino a modo mio, al di là dei dogmi e dei preconcetti, ispirandomi al modello degli artigiani del vino e dei cosiddetti produttori “garagisti”». Per Giulia sono anni di studio matto e disperatissimo, ma anche di viaggi ed esperienze sul campo. «Penso in particolare alla lezione che ho imparato girando tra le aziende della Borgogna, ma anche qui a Barolo e nelle Langhe ho bussato alla porta di tutti. Sapere di non sapere ha fatto sì che chiedessi e assorbissi come una spugna».
Chardonnay e Pinot nero d’altura
Il wine maker Roberto Cipresso negli anni Duemila aveva consigliato di impiantare Chardonnay e Pinot nero nelle aree più a nord della Tenuta, la zona La Tartufaia a 500 metri. Entrambe le uve vengono vinificate in purezza e danno vita a due vini fermi Langhe Doc ricercati e complessi, grazie anche ad un invecchiamento in tonneau e barrique. Sia al naso che al sorso si riconosce la matrice territoriale, l’altitudine dona una notevole freschezza e mineralità.
Tutti i vini di Giulia Negri
Ma vera sfida di Giulia Negri si gioca con il Nebbiolo e in particolare con il Barolo. «La collina di Serradenari è caratterizzata da una grande varietà di conformazioni geologiche, che si traducono in suoli, terroir, ma anche tempi di maturazione e acidità differenti. Nel 2015, una diversa sparcellizzazione dei terreni ha generato le premesse per il lancio sul mercato dei tre cavalli di battaglia aziendali: il Barolo Marassio, il Barolo Serradenari e il Barolo La Tartufaia. Tre espressioni diverse, ma tutte accomunate da un tannino ben presente, ma rotondo, con un’eleganza e una freschezza aromatica che potremmo definire “borgonona”. Nella zona Pian delle Mole, invece, nasce il Nebbiolo Langhe Doc. Da ricordare, infine, una piccola produzione di Barbera.
Barolo La Tartufaia Docg
La vigna è a 500 metri esposta ad ovest. La genesi del terreno è tortoniana con tessitura franco-argillosa caratterizzato da una forte presenza di sabbia e un pH basico. Fermentazione spontanea in tini troncoconici di legno da 60 hl, macerazione di circa 40 giorni. Invecchiamento di 24 mesi in botti di rovere di Slavonia da 25 hl. Tra i tre, è il Barolo più generoso e immediato, con un fruttato maturo e un tannino ben integrato
Barolo Marassio Docg
La vigna si trova a 520 metri con esposizione ovest su suolo di origine tortoniana a tessitura franco limosa caratterizzato da una forte presenza di calcare e da un pH sub acido. Fermentazione spontanea in tini troncoconici di legno da 60 hl, con macerazione di circa 45 giorni. Poi il vino sosta 30 mesi in botti di rovere di Slavonia da 25 hl. È un Barolo essenziale, incisivo, piacevolmente fruttato e dal tratto minerale in evidenza.
Barolo Serradenari Docg
I terreni sono a 480 metri con esposizione sud-ovest. Suolo messiniano a tessitura franco sabbiosa caratterizzato da una forte presenza di marna calcarea e un pH acido. Fermentazione spontanea in tini troncoconici di legno da 60 hl, macerazione di circa 40 giorni. Poi 30 mesi in botti di rovere di Slavonia da 25 hl. Un Barolo giocato sull’equilibrio e sulla ricerca della finezza assoluta. Succoso e balsamico, ricco e teso, con una texture vellutata e un lunghissimo finale.