Mondo

Mondo

Il mondo del vino ricorda Rebecca Wasserman-Hone, paladina della Borgogna

8 Settembre 2021 Anita Franzon
Il mondo del vino ricorda Rebecca Wasserman-Hone, paladina della Borgogna

Produttori, enologi, Masters of Wine, importatori, giornalisti, scrittori, ma soprattutto amici; sono tantissime le persone che hanno voluto dedicare un ricordo commosso a Rebecca Wasserman-Hone, morta lo scorso 20 agosto all’età di 84 anni. Nata negli Stati Uniti, ma adottata alla fine degli anni Sessanta dalla Francia, Rebecca “Becky” Wasserman è stata una delle protagoniste degli ultimi 50 anni di storia del vino diventando una grande sostenitrice dei piccoli vigneron di Borgogna e contribuendo a plasmare l’identità attuale, nonché il grande successo di questo territorio.

Per approfondimenti: The New York Times, The Feiring Line, Meininger’s Wine Business International, The New York Times, Wine-Searcher e Wine Spectator


Una volta Rebecca Wasserman-Hone disse che come donna venditrice di vini della Borgogna in America negli anni ’70, avrebbe dovuto avere “lo zelo di un missionario, la testardaggine di un mulo e la possibilità di cambiarsi i vestiti in una cabina telefonica”, ricorda la giornalista Penelope Green su The New York Times.

Una donna del vino da cui prendere ispirazione

Becky Wasserman si era trasferita in Borgogna nel 1968 insieme all’allora marito e ai due figli. Quando, poco dopo, il matrimonio fallì si trovò in una situazione di difficoltà. Sola e lontana da casa, la donna iniziò casualmente ad avvicinarsi al mondo del vino vendendo botti di rovere francese negli Usa. Nel giro di breve tempo divenne “la madrina di generazioni di produttori, facendo conoscere i vini dei più piccoli Domaine della Borgogna agli americani e al resto del pianeta, quando tutti conoscevano solamente i grandi produttori”», scriveva alcuni mesi fa l’amica e scrittrice Alice Feiring su The Feiring Line.

Saper anticipare i tempi

Come una delle prime donne a lavorare nel vino, in anni in cui l’apporto femminile al settore era davvero una rarità, Becky Wasserman contribuì a numerose modifiche e innovazioni, anticipando mode, modi e tempi. A metà degli anni ’70, per esempio, rendendosi conto di quanto sarebbe stato difficile e costoso spedire pochi vini di tanti piccoli produttori dall’altra parte dell’oceano, fu tra i primi importatori a far ricorso a quella che ora è una consuetudine; il groupage, ovvero l’aggregazione in un solo container di vini provenienti da più Cantine. Questo e altri aneddoti sono raccontati in un lungo e personale omaggio su Meininger’s Wine Business International firmato da Robert Joseph, che lavorò con lei per un paio d’anni: “Le nostre strade si sono incrociate per la prima volta nel 1980, quando ho seguito il consiglio di un illustre vigneron: “Se vuoi conoscere la Borgogna, devi incontrare Mme Wasserman. Lei conosce la regione più di chiunque altro!””.

Capire il vino e le persone

In un secondo articolo a lei dedicato su The New York Times ne scrive, commosso, anche il giornalista Eric Asimov: “Ogni volta che ho avuto l’opportunità di visitare la Borgogna, non vedevo l’ora, se possibile, di incontrare Becky Wasserman. (…) Potevo sempre contare sulla signora Wasserman per una buona dose di saggezza (…) perché capiva il vino e capiva le persone“. Asimov le riconosce, inoltre il merito di aver aiutato molti appassionati a imparare a pensare al vino non attraverso l’istruzione ma attraverso l’esempio.

Una “leggenda” che “ha creato la Borgogna come la conosciamo oggi”

Anche la Master of Wine Christy Canterbury la ricorda come una “leggenda che ha fatto della Borgogna una casa aprendola a tutti coloro che sono passati di lì”. La definisce un’esperta che ha incoraggiato la cooperazione riunendo, oltre ai produttori, anche importatori, sommelier, critici, studenti e amanti del vino. Per i suoi meriti, nel 1997 Becky Wasserman è stata nominata Chevalier de l’Ordre du Mérite Agricole e nel 2019 è stata accolta nella Decanter Hall of Fame (Wine-Searcher). Allo stesso modo la descrive Bruce Sanderson su Wine Spectator, che ha raccolto le testimonianze di alcuni operatori del settore. Come il négociant Alex Gambal, il quale ha imparato il mestiere mentre lavorava per lei. E le riconosce, infine, un merito molto importante: «Ha creato la Borgogna come la conosciamo oggi».

Foto di apertura: © Michel Joly

Questa notizia fa parte della rassegna stampa internazionale di Civiltà del bere. Per riceverla gratuitamente una volta a settimana in formato newsletter iscriviti qui.

Mondo

La guerra dei dazi di Trump: il mondo del vino (e non solo) in bilico

L’impatto economico dei dazi imposti dall’amministrazione Trump ha già sconvolto il commercio […]

Leggi tutto

ProWein perde la leadership tra le fiere europee del vino

Anche per la storica manifestazione di Düsseldorf, andata in scena tra il […]

Leggi tutto

La leggerezza dei Kabinett

Nascono soprattutto da uve Riesling. Sono vini freschi e poco alcolici, dove […]

Leggi tutto

Dazi Usa: stop di 90 giorni, ma rimane il 10% sulle esportazioni

Novanta giorni di pausa, così ha dichiarato il 9 aprile il presidente […]

Leggi tutto

Champagne Deutz a una svolta con il nuovo importatore Sagna

In pochi mesi sono cambiate tante cose in una delle storiche Maison […]

Leggi tutto

Alsace Rocks! in tour: viaggio alla scoperta dei vini d’Alsazia

Quattro tappe – due a Milano, una a Parma e una a […]

Leggi tutto

Stag’s Leap Wine Cellars (Marchesi Antinori) acquisisce Arcadia Vineyard

Un vigneto iconico, idilliaco di nome e di fatto, situato nella zona […]

Leggi tutto

Il Rinascimento della Rheinhessen

Dopo i fasti del passato e il declino a seguito della Prima […]

Leggi tutto
X

Hai dimenticato la Password?

Registrati