Il giornalista Luciano Ferraro immagina un comparto coeso e ben organizzato, in cui tutti gli attori – istituzioni, produttori, ristoratori, enotecari, distributori e consumatori – remino nella stessa direzione per il benessere e lo sviluppo del settore. Purtroppo oggi spesso non è così.
Ho sognato un mondo (del vino) che non c’è. Nel sogno erano spariti approfittatori e speculatori, lasciando il posto a persone corrette e rilassate. Chef e vignaioli, sommelier e ristoratori, tutti i professionisti del pianeta cibo e vino sembravano alleati, mano nella mano, come i protagonisti del quadro “La danza” di Henri Matisse. Nel sogno, questa alleanza era naturale e potente, così potente da cambiare il nostro modo di stare a tavola.
Le carte dei vini
Ho sognato che tutti i ristoranti d’Italia avevano carte di vini decenti e oneste. Neppure nelle trattorie in aperta campagna, quelle lontane dalle statali e dai caselli autostradali, si serviva il rosso della casa (o il bianco della casa, o peggio ancora il frizzante alla spina). Ho sognato che ogni proprietario di un locale dedicava alcuni giorni l’anno alla visita di nuove Cantine da scoprire. Abolendo così le carte dei vini in cui compaiono solo i soliti noti. Non perché i famosi debbano essere esclusi, anzi. Ma perché le loro bottiglie possono essere affiancate da altre che accendono il desiderio di sorpresa e di scoperta. Così aumenta il piacere di una buona cena.
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