Sarà un’azienda a conduzione interamente biologica, con una vigna “archeologica” che nel tempo supererà i 6 ettari. La missione di produrre vini autentici di elevata qualità, integrando gli aspetti agronomico-enologici con la storia e il percorso di visita.
È stato annunciato come “un nuovo capitolo per la viticoltura e la storia del patrimonio naturalistico del Parco archeologico di Pompei”. E, in effetti, le premesse ci sono tutte. Grazie a una speciale forma di partenariato pubblico-privato, il Gruppo Tenute Capaldo, e in particolare le due Cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco, affiancheranno il Parco nella gestione e valorizzazione storica dei vigneti all’interno del sito archeologico, realizzando un’azienda a ciclo produttivo completo.
Il progetto è stato presentato ufficialmente lo scorso 21 marzo presso il vigneto della Casa della Nave Europa di Pompei, alla presenza di Gabriel Zuchtriegel, presidente del Parco archeologico, e Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio.
La nascita di una vigna “archeologica” che che supererà i 6 ettari
Come si legge nel comunicato diffuso a mezzo stampa: “Forte dell’esperienza acquisita negli ultimi anni su alcuni vigneti già esistenti, si costruirà una vera a propria vigna “archeologica” con un’estensione vitata che nel tempo supererà i 6 ettari e con strutture di vinificazione e affinamento da realizzarsi nell’ambito del perimetro del Parco, finalizzate alla produzione di vino”. Per questo progetto a lungo termine non sono previsti i classici strumenti di concessione o appalto, bensì un partenariato in cui il Parco e il Gruppo Tenute Capaldo collaboreranno mettendo a in comune le rispettive esperienze e competenze.

Il commento del direttore Gabriel Zuchtriegel
«Il Parco archeologico fin dagli Novanta si è occupato, attraverso gli studi di botanica condotti dal laboratorio interno di ricerche applicate, di analizzare i vigneti dell’antica Pompei, per indagarne le caratteristiche storico-scientifiche, le tecniche di viticoltura e dunque le abitudini alimentari», ha spiegato il direttore Gabriel Zuchtriegel. «Da allora sono state attuate azioni di valorizzazione dei vigneti, quale modo per raccontare e far conoscere la città antica sotto aspetti diversi. Oggi il Parco sta investendo in una più ampia forma di valorizzazione nonché di tutela del patrimonio naturale, del paesaggio e dell’ambiente che sono elementi integranti dell’area archeologica. L’azienda vitivinicola fa parte di un più ampio progetto di azienda archeo-agricola che sta interessando anche altre attività, quali ad esempio la valorizzazione e coltivazione degli ulivi, i progetti di agricoltura sociale nell’ambito della “fattoria sociale e culturale”. E la strada vincente per raggiungere importanti risultati per tutto il territorio circostante è a nostro parere il coinvolgimento di privati con competenze specifiche, quali partner attivi dei progetti».
La visione del presidente Antonio Capaldo
«Il Parco archeologico di Pompei è uno dei siti culturali più rilevanti al mondo e rappresenta un pilastro fondamentale dell’identità della nostra regione», ha spiegato il presidente Antonio Capaldo. «Abbiamo quindi aderito a questo progetto con entusiasmo, mettendo le nostre competenze al servizio del Parco per sviluppare insieme un innovativo progetto agricolo e agronomico. Vogliamo far rivivere Pompei non solo come luogo di ricerca e conoscenza, ma anche come centro di produzione e scambio, ritornando alle sue radici storiche. Per questo, occorreranno tempo e investimenti importanti, ma la cosa non ci spaventa, anzi. Avere il coraggio di percorrere nuove strade, guardando questo progetto millenario con occhi nuovi, accumuna la nostra visione a quella del Parco».
Gli obiettivi della nuova azienda vitivinicola
La mission della nuova azienda vitivinicola, interamente a conduzione biologica, è duplice: produrre vini autentici di elevata qualità, integrando la viticoltura con la storia e il percorso di visita del Parco archeologico. Alla base ci sono le competenze agronomiche di Feudi di San Gregorio e del suo responsabile di produzione Pierpaolo Sirch, agronomo di fama internazionale, ma anche le ricerche sulle tecniche tradizionali di allevamento e di trasformazione delle uve, in collaborazione con il professor Attilio Scienza dell’Università di Milano. «Sarà un’azienda fortemente inserita nel suo territorio, non soltanto dal punto di vista culturale e produttivo, ma anche dal punto di vista del tessuto sociale, con il coinvolgimento di realtà del Terzo settore nelle fasi di lavorazione», conclude Antonio Capaldo.
Foto di apertura: il vigneto Domus della Nave Europa a Pompei