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Le ambizioni e i progetti di valorizzazione del Garda Doc

Le ambizioni e i progetti di valorizzazione del Garda Doc

Una Denominazione a un passo dal cambiamento (il secondo), tra la costruzione di un’identità più forte e la ricerca di un posizionamento più alto. Presente e piani futuri raccontati durante l’evento Garda Wines Stories.

Quella del Garda è una Doc in grande crescita che vuole affermare la propria personalità, ma senza rinunciare alla versatile varietà dei vini offerti. C’è infatti coscienza di quelli che sono i punti di forza e i limiti, ma è più nebuloso capire come raggiungere gli obbiettivi futuri. Una Denominazione pronta a fare un passo avanti; cerchiamo di capire quanto lungo e soprattutto in quale direzione. L’occasione per saperne di più è stato Garda Wines Stories, l’evento annuale in cui la Doc si racconta, che si è tenuto lo scorso 10 giugno alla Dogana Veneta di Lazise (Verona).

La nascita

La Doc Garda nasce a metà degli anni Novanta, nel 1996 per la precisione. Lo scandalo del metanolo è ormai dimenticato, ma ha lasciato in tutti, produttori e consumatori, la pretesa di una qualche forma di garanzia di qualità, anche per i vini da tavola. Molto spesso l’anello che sposa la professionalità degli uni e la fiducia degli altri è quella fascetta di carta con la scritta Doc. In questo contesto nasce anche la Denominazione Garda, in un territorio dove ce ne sono già una decina, ma sono però verticali per varietà e con disciplinari piuttosto stretti (Lugana, Bardolino, Valpolicella, Soave, solo per citarne alcuni). Sul mercato manca una Denominazione “a maglie larghe”, una macro Doc che permetta ai produttori di ampliare l’offerta e puntare sui vitigni internazionali.

Garda Doc
L’evento Garda Wines Stories si è tenuto lo scorso 10 giugno alla Dogana Veneta di Lazise (Verona)

Arrivano le bollicine, il bianco è inarrestabile

Vent’anni dopo, nel 2016, la Doc Garda volta pagina. Si rinnova profondamente, nasce il Consorzio di tutela Garda Doc, si punta forte sulla comunicazione e soprattutto il disciplinare viene rivisto in molte sue parti. Cresce l’areale di riferimento e vengono definite in maniera più specifica rese per ettaro e metodologie di vinificazione. La novità più rilevante è però l’introduzione di nuove tipologie: spumante, rosato e novello. Nella Denominazione ora è ammessa una notevole varietà di vitigni tra cui Pinot bianco, Pinot grigio, Chardonnay, Riesling., Sauvignon, Cortese, Cabernet Sauvignon, Merlot, Corvina, Pinot nero, Marzemino.
«L’obiettivo che ci siamo posti, e su cui continueremo a lavorare, è far capire il ventaglio di opportunità che questa Doc può offrire», spiega Carlo Alberto Panont, direttore del Consorzio Garda Doc. «Tutto questo, muovendoci parallelamente e senza mai entrare in contrasto con le denominazioni storiche che coesistono in questo territorio. La nostra denominazione mira a mettere tutti gli utilizzatori in condizioni di sfruttare al massimo quello che questo areale può dare».

Il cambiamento in numeri

Oggi la Doc Garda conta su 250 aziende e Cantine cooperative e si estende su circa 30 mila ettari nelle province di Verona, Mantova e Brescia. Lo scorso anno (2023) sono stati raccolti più di 410 mila quintali d’uva, in gran parte in Veneto (90%) e solo in minima parte sul lato lombardo (10%). Il numero più rilevante però riguarda l’imbottigliato: si è passati da 4,5 milioni a 18,8 in soli sette anni. Una grande crescita trainata quasi esclusivamente dai vini bianchi. Secondo i dati dell’anno scorso, infatti, quasi un terzo delle bottiglie sono di Chardonnay (5,4 milioni), seguite da Garganega (4,2 milioni) e Pinot grigio (3,6 milioni). Le bollicine, dalle 57 mila bottiglie del 2016, sono passate a oltre 620 mila. Non se la passano invece altrettanto bene i rossi che, con Merlot e Cabernet, tappano rispettivamente 464 mila e 296 mila bottiglie.
Riassumendo si può dire che dal 2016 ad oggi la Doc Garda sia passata da un sostanziale equilibrio tra rossi, bianchi e frizzanti a una nettissima prevalenza dei bianchi (76%) con i rossi relegati a una posizione decisamente minoritaria (7%). Anche i vini frizzanti escono ridimensionati nella quota percentuale, ma solo per una proporzione matematica, essendo la produzione quasi raddoppiata. Gli spumanti invece si fanno largo quintuplicando la produzione e passando dall’1% al 3% del totale.

Garda Doc
Paolo Fiorini, presidente del Consorzio Garda Doc

I vini più rappresentativi e l’export

Nonostante siano i bianchi i padroni delle classifiche di vendita, i rossi sono quelli che – in rapporto al prezzo – raggiungono risultati di maggior interesse. Grazie alla flessibilità del disciplinare, Merlot e Cabernet Sauvignon si concedono infatti piccole accortezze (brevi appassimenti o affinamenti di qualche mese) che poi si ritrovano nel calice. Per quanto riguarda le bollicine, il viaggio iniziato nel 2016 è appena al principio e c’è, come si suol dire, ancora margine di miglioramento.
Guardando ai 5 milioni e mezzo di bottiglie di Chardonnay, invece, troviamo un grande divario qualitativo. Si va da interessanti espressioni a oneste etichette da supermercato. Il Garda Doc infatti trova nella fascia “top basic/popular premium” il collocamento del 90% della produzione e questo si rispecchia anche nella qualità dei vini. Traducendo il posizionamento in euro: l’81% delle bottiglie ha prezzi franco cantina inferiori ai 3 euro; il 10% tra i 3 e i 6 euro; il 7% si colloca nella fascia 6-9 euro e solo il restante 1,5% supera i 9 euro. Oltre la metà (51%) delle quote di vendita della Doc Garda è destina all’estero dove è particolarmente apprezzata in Germania, Stati Uniti e Regno Unito.

Le performance e le prospettive nel mercato interno

In Italia non si scosta molto dalle zone di produzione e, oltre a Lombardia e Veneto, è distribuita principalmente in Emilia-Romagna. Il mercato estero è quindi di fondamentale importanza e la Doc vorrebbe trasformare i milioni di turisti che ogni anno visitano il Lago di Garda in ambasciatori anche del vino che viene prodotto sulle sue rive.
«Io credo che ci sia qualità nel nostro prodotto e questo è un fattore molto importante perché la bottiglia è il primo ambasciatore della Denominazione», ha detto Paolo Fiorini, presidente del Consorzio. «Dobbiamo impegnarci perché sia maggiormente conosciuto nella distribuzione perché evidentemente non è ancora percepito. È un percorso lungo che stiamo intraprendendo e contemporaneamente ci stiamo anche radicando più alle realtà locali attraverso le tre province. Stiamo facendo attività proprio per trasmettere il nostro valore».

Il futuro della Doc Garda

Proprio in occasione di Garda Wines Stories è stato presentato un interessante studio condotto dal team del professor Eugenio Pomarici del Centro interdipartimentale per la ricerca in viticoltura ed enologia (Cirve) dell’Università di Padova. Sono stati messi in luce i punti di forza e le debolezze della Denominazione. Il Garda ha infatti inanellato scelte fortunate e raccolto sapientemente alcune opportunità. Ha beneficiato dell’incremento d’interesse per i bianchi e del posizionamento sul mercato, due fattori che sono però indipendenti dalle qualità peculiari della Doc.
Da questa consapevolezza nasce la necessità di un nuovo cambiamento. L’obbiettivo è quello di aumentare sia la qualità che la qualità percepita e di conseguenza anche il posizionamento. Prima però una sfida ancora più grande: costruire una riconoscibilità più definita. Varietà, tipologie, prezzo e pregio dei vini sono eterogenee e poco caratterizzanti. L’elemento comune su cui fare leva è il territorio. Territorio non tanto da intendere come terroir, ma piuttosto come parte della strategia di promozione e territorio come racconto per legare l’esperienza Lago di Garda ai vini prodotti nell’area geografica. In questo senso la Doc Garda ha un patrimonio di enorme bellezza e meraviglia. Questo è il prossimo passo della Doc Garda: riuscire, sempre di più e sempre meglio, a mettere il lago in bottiglia.

Foto di apertura: © Consorzio di tutela Garda Doc – elaborazione grafica di © V. Fovi

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