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Champagne Gonet Sulcova: quarant’anni e quattro generazioni alla ricerca delle migliori espressioni di Mesnil e Montgueux

27 Febbraio 2025 Jessica Bordoni
Champagne Gonet Sulcova: quarant’anni e quattro generazioni alla ricerca delle migliori espressioni di Mesnil e Montgueux

Nel 2025 questa Maison familiare entra negli anta, ma la sua storia è cominciata all’inizio del XX secolo. In tutto 20 ettari di vigne tra la Côte des Blancs e l’Aube, coltivate in maniera tradizionale e con grande attenzione alla sostenibilità. Nel calice bollicine leggiadre e di carattere, che giocano la carta dei lunghi affinamenti e dei bassi dosaggi.

La storia dello Champagne è (spesso) una storia di matrimoni, come ci ricorda il doppio cognome di tante celebri Maison. Sposalizi d’amore, ma anche unioni di intenti, beni e vigneti, che hanno permesso a molte storiche famiglie champenois di accrescere la disponibilità di terreni da dedicare alla produzione delle bollicine d’Oltralpe. Champagne Gonet Sulcova appartiene a questa categoria.

Quattro generazioni di famiglia

Tutto comincia al principio del XX secolo, quando Charles Gonet da Vertus si trasferisce nel comune di Mesnil-sur-Oger, paese natale della neo-sposa. Dalla loro unione nascono due figli e sarà in particolare il secondogenito Jacques Gonet a occuparsi della campagna, facendo prosperare gli appezzamenti di famiglia nella Côte des Blancs. Nel 1958 Jacques e sua moglie Micheline riescono ad acquisire alcuni terreni più a sud, a Montgueux. Di padre in figlio, il testimone passa a Vincent Gonet, che ben presto viene affiancato dalla moglie Davy Sulcova. Nel 1985 la coppia trasferisce la sede dell’attività ad Épernay, capitale d’elezione dello Champagne e quartier generale delle Maison più prestigiose. Vincent segue la vinificazione e il marketing; Davy gestisce il lavoro in vigna. Per ufficializzare questa nuova conduzione, viene creato il marchio Champagne Gonet Sulcova, che oggi vede all’opera la quarta generazione composta dai figli di Vincent e Davy: Karla e Yan-Alexandre.

Vigneti ed espressioni di terroir

Dei 20 ettari complessivi, lo Chardonnay occupa l’80%, mentre il rimanente è coltivato a Pinot noir. Le vigne sono suddivise tra la Côte des Blancs (nei prestigiosi comuni Grand Cru di Le Mesnil-sur-Oger e Oger) e l’Aube (Montgueux e Loches-sur-Ource). Questa pluralità di terroir vocatissimi permette di affrontare con sicurezza e libertà gli assemblage che compongono le cuvée, sempre contraddistinte da una precisione fruttata e da un’eleganza di beva che ben si riflettono nella figura femminile che campeggia su tutte le bottiglie: una donna dalle forme sinuose e velate che riporta alle atmosfere della Belle Époque. A disegnarla è stata la stessa Davy nella metà degli anni Ottanta e da allora è rimasta il simbolo inconfondibile di tutte le etichette Gonet Sulcova,  distribuite in esclusiva in Italia da Trimboli Wines.

Andare piano per andare lontano

«Abbiamo un approccio tradizionalista: i principi che ispirano il lavoro in vigna e in cantina si basano sul rispetto dell’attività che la nostra famiglia porta avanti da quattro generazioni, senza preoccuparci di seguire le mode», ha spiegato Yan-Alexandre. Le poche operazioni di “ammodernamento” riguardano la sostenibilità ambientale. «Siamo rimasti in regime di agricoltura convenzionale, pur ottenendo le certificazioni Hve (Haute valeur environnementale) e Vdc (Viticulture durable en Champagne), che garantiscono l’uso misurato di prodotti fitosanitari e il rispetto della biodiversità. La lezione più grande che abbiamo imparato da chi ci ha preceduto si riassume nell’adagio “chi va piano va sano e va lontano”. Non ha senso affrettarsi a percorrere una nuova strada se poi si deve tornare indietro… Detto in altre parole, non sentiamo la vocazione di avventurarci in altri percorsi, anche se li osserviamo con interesse».

Nel 2025 due ricorrenze importanti

La componente di vini base provenienti da Mesnil-sur-Oger (che sono presenti nella maggior parte delle cuvée), unita al gusto aziendale per un dosaggio piuttosto contenuto, dona agli Champagne Gonet Sulcova un’espressione fresca e minerale che viene esaltata dai lunghi invecchiamenti e conferisce alle etichette una notevole profondità aromatica. Il 2025 è un anno cruciale: «Celebriamo il centenario della registrazione dei nostri impianti di Les Chétillons a Le Mesnil-sur-Oger con una nuova etichetta prodotta in esclusiva con le uve di questa parcella: la Cuvée Les Chétillons Grand Cru», ha raccontato Yan-Alexandre.
«Il vigneto Les Chétillons è di nostra proprietà da sempre: sul nostro sito web si può vedere una foto scattata nel 1917 che ritrae tra i filari la mia bisnonna, mio nonno e la mia prozia. Le viti sono state reimpiantate nel 1905, dopo il flagello della fillossera, ed è stato il nostro primo progetto di selezione massale su portainnesto americano. Insomma, questa vigna racconta sia i grandi momenti della nostra famiglia che quelli della regione Champagne». Ma ci sono almeno altri due motivi per festeggiare nel 2025 e non meno importanti: ricorrono infatti i 40 anni dalla nascita ufficiale del marchio Gonet Sulcova e gli 80 anni di Vincent Gonet.

L’export cresce e l’Italia è il primo Paese

La produzione annuale varia tra le 80.000 e le 120.000 bottiglie, in base all’andamento climatico e del mercato. «Nel 2025, ad esempio, il Rosé non verrà imbottigliato perché i volumi di Pinot noir che abbiamo vendemmiato non ce lo consentono», ha precisato Yan-Alexandre. «E, nonostante i nostri sforzi, non siamo immuni alla flessione della domanda di vino nel mercato interno francese». La quota di export, cresciuta dopo il Covid, oggi supera il 20% e l’Italia rappresenta il primo Paese di esportazione. «Il consumatore italiano è certamente un intenditore e un fine degustatore, che sa riconoscere i pregi di un basso dosaggio, elemento chiave della nostra filosofia produttiva. I miei genitori hanno iniziato a lavorare con Antonino Trimboli fin dalla creazione del marchio Gonet Sulcova, quindi in un certo senso quest’anno festeggiamo anche i nostri primi 40 anni di distribuzione in Italia. E ne siamo molto orgogliosi», conclude Yan-Alexandre.

Gli Champagne Gonet Sulcova alla prova d’assaggio

champagne goet sulcova
Il simbolo di Gonet Sulcova, che campeggia su tutte le bottiglie, è una donna in stile Belle Epoque con un calice in mano

Expression Initial Brut

Il biglietto da visita della Maisonè prodotto con uve 60% Pinot noir e 40% Chardonnay dal vigneto di Montgueux, enclave dell’Aube consacrata allo Chardonnay. Le piante hanno un’età media di 25 anni. Fermentazione in acciaio con malolattica svolta. La percentuale di vins de reserve è intorno al 25%, l’affinamento sui lieviti è di 26 mesi e quello in bottiglia supera i 36. Al naso i richiami di fragole e more si mescolano a note di frutta esotica, litchi, anice e susina con un avvolgente sottofondo di cannella e piccola pasticceria. In bocca l’assemblaggio con il Pinot noir dona ricchezza ed esuberanza aromatica, mentre la sapidità garbata stuzzica la beva con contrappunti fruttati e speziati.

Expression Chardonnay Extra Brut

Il 70% delle uve arriva da Montgueux, il 30% da Le Mesnil-sur-Oger, con viti di circa 30 anni di media. Stesso iter di vinificazione e affinamento dell’Expresson Initial per un Blanc de Blancs in equilibrio tra acidità e morbidezza. Bouquet vivace di tiglio, elicriso, lime, pera. Seguono accenni di gesso, menta e zenzero. Cremosità ed energia al palato. Finale lunghissimo e minerale che invoglia la beva.

Expression de Montgueux Blanc Brut

Una piccola produzione di 7.500 bottiglie frutto di una selezione delle parcelle più opulente dei vigneti di Montgueux, assemblate come un’unica annata. Fermentazione in contenitori di acciaio termoregolati mantenendo le parcelle separate, malolattica svolta. In commercio dopo almeno 3 anni dall’invecchiamento. L’elegante profilo olfattivo si snoda su note di biancospino, pesca bianca, cedro, papaia, anice, rosmarino. L’acidità vivace è ben integrata in una bocca generosa e succosa, con una scia salina che allunga il finale.

Expression du Mesnil Grand Cru Brut

Dalle migliori parcelle dei vigneti di Mesnil-sur-Oger, tra i village Grand Cru più celebri della Côte des Blancs. Ogni annata è trattata come un millésime non dichiarato e commercializzata dopo almeno 6 anni di invecchiamento. Naso fresco e affilato con richiami di mandarino, mela, pietra focaia, ostrica, nocciola. Il dosaggio contenuto (intorno ai 3-4 g/l) mette in luce la finezza cristallina del terroir. Palato slanciato e radioso, profondamente sapido e minerale. Grande energia e una nota carbonica molto aggraziata. Di questa etichetta la Cantina propone anche il millesimato, in versione Extra Brut. L’assaggio della 2012, già compiuta ma ancora giovane e freschissima nel timbro, rivela stoffa e potenziale di invecchiamento straordinari. Di grande fascino anche la 2015, più matura e concentrata, con una chiusa piacevolmente verticale.

Cuvée Speciale Gaïa Grand Cru Brut

Per la creazione di questo Champagne si seleziona la parcella più vecchia e quella più giovane del vigneto di Le Mesnil-sur-Oger con l’obiettivo di raggiungere il miglior equilibrio tra struttura e vigore. Anche in questo caso si tratta di un millésime non dichiarato, messo sul mercato dopo almeno 5 anni di invecchiamento. A differenza del resto della gamma, la fermentazione avviene in botti di rovere dove il vino sosta per un anno intero, con blocco programmato della malolattica. Residuo zuccherino inferiore ai 3 g/l. Uno Champagne di grande ambizione, fine e complesso. Il naso ammalia con le note di frutta candita, tostatura, caramello. In bocca è goloso, disteso, con un finale che indugia su tocchi agrumati prima di congedarsi.

Expression Oishi Rosé Extra Brut

Dai vigneti di Montgueux, il blend è composto per il 92% di Chardonnay e per l’8% di Pinot noir. Il saldo di vino rosso Côteaux Rouge è ottenuto con una macerazione sulle bucce di circa una settimana. Fermentazione alcolica in acciaio a temperatura regolata, malolattica naturalmente svolta e assemblaggio. L’affinamento in bottiglia supera i 24 mesi. Colore rosa salmone brillante. Naso ricercato di ciliegia (oishi in lingua giapponese) e mora, seguito da note balsamiche di melissa e calendula. Solo 2-3 g/l di residuo zuccherino per mantenere una beva vivace e incalzante, che lo rende un compagno perfetto per abbinamenti gastronomici a tutto pasto.

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