Degustazioni

Biserno, l’identità dei vini di Bibbona

9 Aprile 2023 Elena Erlicher
Biserno, l’identità dei vini di Bibbona

Vicina di casa di Bolgheri, l’azienda è nata 20 anni fa da un progetto dei fratelli Antinori. Oggi alle Tenute di Biserno e Campo di Sasso si è aggiunta anche quella di Collemezzano. Tre rossi, Biserno, Il Pino di Biserno e Insoglio del Cinghiale, e un bianco, la novità del Vermentino Occhione, che esprimono ognuno a suo modo l’essenza del territorio.

A nord di Bolgheri, si trova un’area enologicamente meno rinomata della sua vicina, ma che con essa condivide l’alta vocazione ai tagli bordolesi, la composizione dei suoli – in parte da conglomerato di Bolgheri – e l’influenza del mare. Stiamo parlando di Bibbona, dove hanno sede Tenuta di Biserno e Campo di Sasso, aziende nate 20 anni fa da un progetto vinicolo dei fratelli Antinori, che oggi investono sempre più nella riconoscibilità dei propri vini. La gamma si compone di Biserno, Il Pino di Biserno, Insoglio del Cinghiale e il Vermentino Occhione, l’ultimo arrivato. Li abbiamo assaggiati – due erano anteprime – al ristorante Verso dei fratelli Capitaneo a Milano, il 15 marzo.

La nascita del progetto Biserno

«Nel 2001 tre rami della famiglia si sono uniti nel progetto comune Biserno con i fratelli Lodovico (il padre di Ornellaia e Masseto), Piero (che ha la quota di maggioranza) e Ilaria Antinori, insieme al socio Umberto Mannoni», spiega Niccolò Marzichi Lenzi, AD e figlio di Ilaria. «La scelta dei terreni di Bibbona si deve a Lodovico, che negli anni ’90 li aveva già individuati, in un primo momento selezionandoli con l’intento di espandere Ornellaia. Abbiamo trascorso anni focalizzati sulla qualità dei nostri prodotti e oggi siamo esterrefatti dei risultati e del gradimento ottenuti. La nostra filosofia è quella di migliorarci sperimentando, ma senza stravolgere la tradizione».

Le tre tenute

Tenuta di Biserno si estende su 40 ettari nella zona settentrionale adiacente alla Doc Bolgheri, a 90 metri slm, su suoli alluvionali, argillo-calcarei, ricchi di carbonato di calcio e ciottolosi. I 56 ettari di Campo di Sasso si trovano a un’altitudine inferiore (40-60 metri slm), con terreni più sabbiosi e clima più caldo. Condizioni ideali per Vermentino e Syrah, oltre che per le varietà bordolesi. La parte enologica è affidata a Helena Lindberg con la consulenza di Michel Rolland, «un palato internazionale che ci dà sicurezza e ci consiglia nella composizione dei blend». Da poco si sono aggiunti anche i 15 ettari impiantati a varietà bordolesi di Tenuta di Collemezzano, lungo il limite settentrionale della Maremma toscana, in prossimità del mare. Ma per i vini bisognerà aspettare ancora qualche anno.

La Doc di Bibbona

«I nostri vini sono tutti a Igt Toscana», dice Niccolò. «Potremmo rivendicare la Doc della zona, che è Terratico di Bibbona, la quale però ha una base ampelografica di Sangiovese e Merlot (per il rosso), quando invece nella zona il vitigno più diffuso è il Cabernet Sauvignon, e il Sangiovese viene solo al quinto posto. A tal proposito, stiamo portando avanti un progetto per proporre una denominazione che abbia maggior senso».

Il Pino di Biserno 2021, energico e dinamico

Nella Tenuta di Biserno nascono due vini dall’identità distinta; energico e dinamico Il Pino, cui sono dedicati 35 ettari, più serio, d’intelletto, con lungo potenziale d’invecchiamento il Biserno, da 5 ettari. Il primo è prodotto da Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot, con percentuali che variano di anno in anno, ma dove il Merlot può arrivare fino al 40% e il Petit Verdot fino al 17%.
«Ad ogni vendemmia prendiamo come termine di paragone l’annata precedente e cerchiamo di replicarla nella scelta del blend», aggiunge Niccolò. Dal bouquet di frutta croccante (ciliegia), balsamico, speziato, in bocca è succoso e morbido, espressione pura del terroir di Bibbona, a un prezzo medio di 50 euro.

Biserno 2020 in anteprima

Biserno è il vino simbolo della tenuta, da uve Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot, più il 5% di Petit Verdot. Il Merlot, in particolare, arriva dal vigneto Salina in fondovalle che, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe da una vigna a quota meno elevata, ha un ciclo di maturazione più lento e l’uva può rimanere in pianta più a lungo, garantendo un prodotto di altissima qualità. Ha profumi molto equilibrati tra le varie componenti e sorso fine ed elegante, con lungo finale. Il prezzo sale a 130 euro, per il vino di punta aziendale.

Insoglio del Cinghiale 2021

Da Campo di Sasso arriva Insoglio del Cinghiale, da uve Syrah, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot. Prodotto fin dal 2004, è il vino che conta il maggior numero di bottiglie (250-300 mila) e ha un prezzo medio di 20 euro. Si distingue per le note balsamiche e speziate (pepe nero) donate dal Syrah, presente in percentuale maggiore nell’annata 2021, con mirtilli e sottobosco. Al palato è morbido ed elegante, con tannino presente e ben integrato, e un finale deciso su note di frutta rossa.

La novità del Vermentino Occhione 2022

L’ultimo arrivato, non ancora in commercio, è Occhione, l’unico bianco aziendale prodotto a Campo al Sasso, in una vigna accanto a quella dell’Insoglio rilevata recentemente da un vicino andato in pensione.
«È stato pensato per essere un Vermentino che sa di Vermentino», conclude Niccolò, «secco, pulito e verticale, dai profumi freschi, minerali e fruttati». Prodotto in sole 15-20 mila bottiglie, a 17,50 euro, porta il nome di un uccello acquatico raro che nidifica nelle dune e nei sabbioni di Marina di Bibbona.

Foto di apertura: Niccolò Marzichi Lenzi, amministratore delegato

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